Depressione post partum, anche i papà possono soffrirne

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Se ormai culturalmente è accettato il rischio di Depressione post partum per le neo mamme è, invece, molto ignorata l’esistenza di una possibile Depressione Post Partum paterna.

In questo articolo voglio puntare i riflettori sul mondo interiore di un neo papà, su quelle sfumature troppo spesso trascurate o taciute al punto da generare uno stato di malessere tale da guadagnarsi il “titolo” di depressione. Senza voler drammatizzare, bensì normalizzare, spero di sollecitare una maggiore attenzione sulla necessità di informare, coinvolgere e supportare i neo papà che, paradossalmente, hanno più bisogno loro di incontri e corsi di accompagnamento alla nascita che noi donne.

Una gravidanza mentale

Cosa succede nella mente di un uomo quando scopre che presto diventerà padre? Difficile dirlo, perché di fronte a certi cambiamenti così profondi ognuno di noi reagisce in maniera del tutto personale, attingendo dal suo vissuto e soprattutto dai suoi modelli di riferimento.

Tuttavia, volendo rispondere in modo oggettivo a questa domanda possiamo soffermarci sul fatto che un uomo vive la gravidanza attraverso il racconto di ciò che sta accadendo dentro di noi; non vive direttamente gli sviluppi del bambino e se consideriamo il fatto che a noi per prime capita di dimenticarci di essere incinte nei primi mesi, figuriamoci a loro. Probabilmente, dopo l’impatto del risultato positivo del test di gravidanza, molti uomini cominciano a riflettere seriamente sulla paternità solo nel momento in cui il pancione si fa evidente e quindi il momento della nascita si avvicina o addirittura quando si trovano il proprio bambino tra le braccia.

Insomma, quella del papà è una gravidanza mentale, durante la quale prende gradualmente coscienza che quel piccolo essere, che ancora non può né vedere né toccare, è suo figlio e lui è il suo papà. In psicoanalisi, per esempio, si usa il verbo “adottare” anche in riferimento al padre biologico, ovvero si fa questa affermazione: “ogni padre, anche quello biologico, deve sempre adottare il proprio figlio“. Questo concetto rende abbastanza chiara l’idea di quanto lavoro mentale, o meglio interiore, deve fare un neo papà per “calarsi anima e corpo” in questo ruolo e farlo suo.

Si tratta di un “processo” così delicato da non poter dare per scontato, anzi, richiede uno sforzo in più, non solo per il neo papà, ma anche da parte nostra per aiutarlo a sentirsi fondamentale in questo grande “progetto” di vita.

Il silenzio dei neo papà

Secondo alcune statistiche, pare che la depressione post partum paterna colpisca un neo papà su dieci, con una maggiore incidenza quando si tratta del primo figlio; ma, secondo me, c’è anche un altro aspetto da considerare, ovvero la maggior parte dei nostri uomini tende a non chiedere aiuto e a sottovalutare certe condizioni psicologiche, questo porta a chiedermi quanto questo dato possa essere veritiero e non nascondi invece una realtà ben più ampia.

Esclusa qualche rara eccezione, infatti, gli uomini hanno difficoltà a riconoscere e descrivere le proprie emozioni e soprattutto a parlarne, questo perché credo paghino ancora lo scotto di un vecchio retaggio culturale secondo il quale “il maschio non può piangere come una femminuccia”, causa di una sorta di vergogna verso la propria sfera emotiva tale da spingerli a tenere per sé i propri sentimenti, positivi o negativi che siano.

Se a questo aggiungiamo il fatto che la nostra cultura tende, ancora oggi, ad escludere quasi completamente i papà dall’evento della nascita e nella cura del bambino e confina questa figura al solo ruolo di sostegno della neo mamma, uno scenario del genere rende decisamente alto il rischio di sentirsi emarginato, incompreso e solo.

La difficoltà di raccontare le proprie emozioni e paure insieme all’assenza di una rete di sostegno, spesso sia all’interno della propria famiglia che fuori, sono i presupposti che rendono reale la Depressione Post Partum paterna, un problema che non può più essere ignorato.

Depressione Post Partum Paterna: cos’è e come riconoscerla

La DPP nei papà innanzitutto non va confusa con il baby blues, ovvero quel periodo più o meno breve durante il quale l’umore della neo mamma è particolarmente altalenante a causa di uno squilibrio ormonale fisiologico.

La depressione post partum paterna o materna è una condizione fisica e mentale che suscita tutti i sintomi di una vera e propria depressione come:

  • ansia e attacchi di panico
  • senso di inadeguatezza nel ricoprire il ruolo di padre (o madre)
  • desiderio di isolarsi
  • irritabilità
  • sentirsi assillati da pensieri ossessivi o irrazionali
  • perdita dell’appetito o fame nervosa 
  • insonnia 
  • disinteresse nei confronti del bambino o della mamma
  • o eccessiva apprensione riguardo la salute del bambino, della propria o quella dei membri della famiglia
  • pensieri catastrofici o sulla morte.

I fattori che possono scatenare la DPP Paterna sono vari e questo particolare periodo storico caratterizzato da una grande incertezza di certo non è stato d’aiuto, ma in generale le cause possono essere:

  • la percezione di una maggiore responsabilità anche economica
  • la giovane età del neo papà 
  • l’assenza di un modello di riferimento che può generare anche delle insicurezze sul tipo di padre e di esempio che si vuole essere 
  • uno scarso supporto familiare
  • le modifiche profonde nello stile di vita e nella relazione di coppia
  • la preoccupazione per il benessere della moglie/compagna e del bambino
  • la mancanza di sonno
  • la necessità di aiutare di più in casa.

Quando la DPP Paterna diventa anche Crisi di Coppia

Molto spesso la Depressione Post Partum Paterna può essere “accompagnata” anche da una crisi di coppia e le ragioni sono semplici da intuire. L’arrivo di un bambino comporta già normalmente un cambiamento profondo nelle dinamiche di coppia e non solo, perché anche individualmente ci trasformiamo, o meglio, familiarizziamo con un nuovo ruolo, quello del genitore, e tutto questo porta una certa mole di “lavoro” interiore.

Se poi questa fase, già delicata di suo, vede uno dei due partner se non addirittura entrambi cadere in uno stato di malessere generale il rischio di perdersi è altissimo.

Essere informati sulla possibilità di una Depressione Post Partum materna prepara, seppure teoricamente, il partner ed i familiari a riconoscerne i segnali e ad attivarsi per creare una rete di supporto intorno alla neo mamma in difficoltà. Allo stesso modo, il non sapere che anche i neo papà con l’arrivo di un figlio possono andare incontro a disturbi della sfera psicologica ci rende del tutto impreparati e incapaci non solo di riconoscere il problema, ma anche di essere di sostegno aumentando così la percezione di solitudine ed emarginazione di chi sta vivendo questo forte disagio.

Dall’altra parte, la compagna può sentirsi confusa e frustrata, perché si ritrova accanto una persona completamente diversa da quella a cui è abituata, ma soprattutto una persona che ha una reazione del tutto inaspettata di fronte a quello che dovrebbe essere un momento di grande gioia e questo può facilmente suscitare sentimenti come delusione e sconforto.

Dunque, essere preparate all’eventualità di una DPP Paterna ci aprirebbe ad una maggiore comprensione e predisposizione all’ascolto dei bisogni del nostro partner, ma soprattutto consentirebbe una diagnosi tempestiva del problema e, di conseguenza, un intervento rapido per aiutare il nostro compagno a ritrovare la serenità che merita, soprattutto in un momento così speciale.

Depressione Post Partum Paterna: cosa fare

La Depressione Post Partum paterna esiste e dunque parliamone. Facciamo entrare questo argomento nelle nostre conversazioni: normalizziamolo.

Chiediamo di parlarne durante i corsi di accompagnamento alla nascita, così da creare anche dei punti di riferimento esterni oltre che nel privato. Cominciamo a pensare fuori dagli schemi così da lasciarci alle spalle quei vecchi e pesanti stereotipi che ancora oggi ci portano a definire “mammo” un normale papà.

Questa (contro)tendenza in altri paesi ha portato dei vantaggi enormi per le famiglie: dalle reti di supporto per i neo papà, oltre che per le neo mamme, a leggi che favoriscono la genitorialità, ovvero la cura dei bambini condivisa e suddivisa tra la mamma e il papà. Nessuno viene lasciato solo e a giovarne non è il singolo, ma la società intera di cui la famiglia, ne sono convinta, rappresenta il motore.

Insomma, ognuno di noi può fare la sua piccola parte per attivare e attuare questo processo evolutivo.

Consigli personali

Se sei un neo papà e ti sei rivisto in questo articolo ora conosci il nome di ciò che sta rovinando il momento più bello della tua vita e la buona notizie è c’è una via d’uscita.

Se non lo hai ancora fatto, parlane con la tua compagna o con chiunque pensi possa ascoltarti senza giudicarti, qualcuno di cui ti fidi e sul quale sai di poter contare. Non avere vergogna. Non c’è davvero nulla di cui vergognarsi.

Se l’unica persona che ha queste caratteristiche è la tua compagna, ma pensi che lei abbia già il suo carico di pensieri e non vuoi appesantirla, contatta un professionista e lascia che ti guidi fuori da questo tunnel. Se credi di non potertelo permettere, informati presso qualche consultorio, sono sicura che troverai qualcuno pronto ad aiutarti.

Se, invece, leggendo questo articolo hai rivisto il tuo compagno allora il tuo compito è un po’ più difficile, perché non è facile dire a qualcuno che ha un disturbo psicologico né tantomeno aiutarlo, specie in questo momento così delicato anche per te. Quello che sento di consigliarti è di avere pazienza, di essere comprensiva e di non mollare, perché non hai commesso nessun “errore di valutazione”, semmai tu lo stia pensando, il tuo lui ha “perso la bussola” ma tu puoi aiutarlo a “tornare a casa”. Cerca aiuto in qualcuno di fidato, parlagli di cosa ti preoccupa, dei cambiamenti che hai notato nel tuo compagno e chiedigli di stargli vicino.

Se nonostante questi tentativi i risultati di ripresa tardano ad arrivare, non perdere più tempo e rivolgiti ad un specialista. Puoi cominciare ad andare tu dallo psicologo per farti aiutare a gestire lo stress delle varie situazioni che stai affrontando e poi, con il suo aiuto coinvolgere anche il tuo compagno. Pensare di intraprendere questo percorso per aiutare te, lo renderà ben predisposto ad aprirsi e ad affrontare il problema.

Infine, hai tutto il mio supporto e la mia disponibilità. Se non sai con chi parlare, ma ne hai disperatamente bisogno io sono qui, puoi contattarmi attraverso i miei canali social o via email.

 

In bocca al lupo!

Cristina

 

Di seguito troverai l’intervento del Dott. Giuseppe Esposito, psicologo e psicoterapeuta, che ci propone vari punti di riflessione in merito alla paternità, alla coppia e infine va ad approfondire il tema della DPP paterna.

 

 

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