Crisi di coppia dopo la nascita del primo figlio: cause e vie d’uscita

Tabella dei Contenuti
5
(4)

“Quando nasce un genitore, tutti sono lì a preoccuparsi del neonato!!!”

Mi piace cominciare questo articolo con un piccolo paradosso, per introdurre con leggerezza un tema molto importante, ovvero quello che succede in una coppia, quando si affronta la transizione da coppia coniugale a coppia genitoriale.

Con l’espressione “coppia coniugale”, ovviamente, non vuole riferirsi esclusivamente a coloro che sono uniti in un vincolo matrimoniale, ma per semplificare intendiamo con questa espressione un unione di due persone che possono, o meno, aver ritualizzato il proprio legame e che possono, o meno, aver definito la convivenza e la relativa condivisione di spazi e tempi.

Ebbene questa è una coppia che ha definito un proprio legame e che, a prescindere se questo sia o non sia legalmente riconosciuto, si trova ad avere un tipo di relazione che potremmo definire “orizzontale”. Per capirci meglio, il legame tra due persone che si sono “impegnate” reciprocamente, è basato su un equilibrio che tende a garantire il rispetto dei reciproci spazi e tempi, una cura ed un attenzione in pari misura dell’uno verso l’altro. Ci si trova, quindi, in una situazione di equilibrio tra pari.

Quando nasce un genitore

Cosa succede quando arriva un cucciolo di uomo in questa coppia?
A prescindere dalle circostanze in cui questa nascita si possa verificare, quello che sicuramente accomuna tutte le coppie, è uno sbilanciamento dell’equilibrio che la coppia aveva creato. Innanzitutto, non vi è più un equilibrio orizzontale, in quanto è necessario che la cura e l’attenzione reciproca vengano proiettate verso il neonato, che per la sua fragilità e per la necessaria richiesta di accudimento, richiama verso di sé tutte le attenzioni e le premure dei genitori.

È in questa fase che nasce il genitore!

Colui e colei che fino ad ora pensavano che prendersi cura di sé e dell’altro, in completa autonomia, fossero il più grande segno d’amore, adesso si trovano risucchiati in un ruolo di cura e responsabilità verso un piccolo cucciolo completamente indifeso e dipendente da loro in tutti i suoi aspetti vitali. Dunque, questo passaggio, questa evoluzione è un momento cruciale del legame di coppia, il cui patto viene stravolto. Il cambiamento che la coppia deve affrontare agita l’organizzazione preesistente e ne mette in discussione l’equilibrio alla ricerca di un nuovo patto e di una nuova stabilità.

La crisi di coppia e le possibili vie d’uscita

Il caos che si crea in questa fase di cambiamento è l’elemento da cui può nascere un nuovo equilibrio, ma può anche essere il precipizio da cui il legame di coppia può rischiare di cadere.
La sfida che i neogenitori devono affrontare riguarda non solo il cambiamento personale, dovuto al nuovo ruolo che bisogna ricoprire (cercando di mantenere integra la propria immagine di sé e di preservarne gli aspetti sociali), ma anche l’aver cura della relazione con l’altro partner, che sta affrontando il medesimo cambiamento.

Può accedere, quindi, che le reciproche aspettative vengano deluse e che, in questa fase di trasformazione, non riconosciamo più in noi stessi o nell’altro ciò che eravamo. Probabilmente, preesisteva una fase di reciproca idealizzazione, che ora viene a scontrarsi con la realtà. Ciò che immaginavamo di essere o di diventare, in questa fase diventa ciò che è. Ciascuno dei due partner matura e si trasforma in quel genitore che forse sperava di essere (o forse no!!!), ed è quindi necessario che tra queste due nuove persone si rinnovi l’impegno reciproco.

Per le donne, inoltre, il post parto può essere accompagnato anche da una serie di stati emotivi depressivi e non di rado, anche i neo papà vivono dei sentimenti contrastanti con lo straordinario evento dell’arrivo di un figlio.

Questo si traduce in una nuova ricerca di equilibrio, che può avvenire solo se si accoglie positivamente il cambiamento e si abbandonano le illusioni e le aspettative precedenti, accettandosi per quello che si è!

Un elemento che può essere di grande aiuto in questa fase è il mantenimento di un buon livello di comunicazione. Parlare di quello che si sente, anche delle reciproche frustrazioni, condividendole con il partner ed evitando di proiettarle sulla coppia, può essere un modo per alimentare il legame e per “utilizzarlo” come risorsa. La comunicazione, anche se conflittuale, diventa in questo modo un’occasione di confronto costruttivo, ed è quindi una importante risorsa per consentire alla coppia di evolvere, e di mantenere vivo il legame.

Il figlio è il vero “per sempre” della coppia

Il legame tra due genitori, anche se essi non hanno deciso di ritualizzare l’impegno reciproco, è davvero un legame “eterno”. Si può infatti, mettere fine ad un vincolo coniugale, o si può interrompere una convivenza con molta semplicità, ma per quanto si possa scegliere di spezzare un legame, la genitorialità è un impegno che tiene legati per tutta la vita.

Non è possibile, infatti, (ad eccezioni di rari casi) decidere di non essere più genitori, pertanto scegliere di  essere genitori presuppone un impegno profondo e durevole, che richiede cura e attenzione, anche qualora la relazione di coppia si interrompa.

Alla luce di ciò, diviene ancora più fondamentale mantenere un buon livello di comunicazione e di rispetto reciproco, proprio per facilitare l’esercizio della funzione genitoriale e per consentire al figlio di avere accesso all’imprescindibile diritto alla “bi genitorialità”.

Hai trovato interessante questo articolo?

Average rating 5 / 5. Voti 4

Nessun voto per ora. Vuoi essere il primo?

We are sorry that this post was not useful for you!

Let us improve this post!

Tell us how we can improve this post?

Condividi l'articolo su
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Paola Cuccurullo

Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso “La Sapienza” di Roma, con una tesi in Psicologia di Personalità, sugli effetti sociali e terapeutici del senso dell’Umorismo.
Concluso il percorso universitario, fa domanda al Servizio Civile Volontario, un’esperienza fondamentale per il suo percorso professionale, in quanto ha avuto l’opportunità di iniziare a collaborare con l’Ufficio di Piano di Zona – dove lavora tutt’ora – svolgendo un ruolo di supporto e consulenza tecnica nel campo della psicologia sociale e di comunità.
Si occupa principalmente di responsabilità familiari, del diritti dei minori e della prevenzione del disagio minorile, dell’ adozione, dell’affidamento familiare, dell’affido condiviso, della prevenzione della violenza di genere, dell’abuso e del maltrattamento. Si occupa, inoltre, di progettazione sociale e fund raising.
Ha curato la stesura di un articolo sul tema dell’affidamento familiare, insieme al dott. Gennaro Izzo, pubblicato all’interno del testo “A Babele non si parla di Affido” edito da Franco Angeli, nel 2011. Nel corso di questi anni ha approfondito le competenze cliniche, specializzandosi, nel marzo 2011, in Psicoterapia Sistemico Relazionale, presso la sede di Napoli del’Accademia di Psicoterapia della Famiglia. Con l’intenzione di integrare il più possibile gli studi in psicologia e psicoterapia, con il lavoro nel campo sociale, ha iniziato a collaborare con l’associazione culturale Caraxe che, nel 2011, nasce come centro di psicoterapia e psicologia territoriale e, nel 2015, si trasforma in “Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Sistemica e Relazionale ad Orientamento Comunitario”.

Nel frattempo, mentre continuava a nutrire la sua passione per la professione, nel 2014 ho sposato Antonio, e nel 2016 è diventata mamma di Corrado.
“Oggi provo a far coesistere armoniosamente, la donna, la professionista, la mamma, la moglie che sono e che non sempre riesco ad equilibrare al meglio”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti