L’albero dei ciucci: come togliere il ciuccio senza traumi

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Crescere a volte significa anche separarsi da qualcosa o da qualcuno a cui teniamo tanto e questa lezione la si impara sin da piccolissimi, un esempio è quando arriva il momento di abbandonare il ciuccio.

Ci sono genitori che riescono a togliere il ciuccio senza farsi troppi problemi. Decidono di toglierlo e basta, senza soffermarsi troppo sulle possibili conseguenze di un distacco improvviso. Un approccio “Old School”, insomma, che mi fa pensare a mia madre, un’arzilla over 60, che ancora ricorda il momento in cui ha dovuto dire addio al suo ciuccio (distacco traumatico?).

Altri genitori, invece, preferiscono una strada più soft: quella della preparazione (reciproca) e dell’attesa. Sì, perché questa categoria di genitori (in cui mi rivedo) è altamente sensibile e sa perfettamente che per il proprio bambino o la propria bambina non sarà affatto semplice accettare questo addio e, anche se si fa un po’ di fatica ad ammetterlo, forse anche noi abbiamo bisogno di prepararci a questo passo.

A volte, infatti, si tende a rimandare l’addio al ciuccio proprio perché far fronte a pianti disperati e notti agitate per la nostalgia di questo caro amico dei nostri figli è dura anche per noi genitori.

Cosa rappresenta il ciuccio per i nostri bambini

Il ciuccio è una coccola, è un amico sempre pronto a consolare, sa di casa, ma soprattutto, sa di mamma. La psicologa Emmanuella Ameruoso, in un articolo pubblicato su pianetamamma spiega quanto il ciuccio rappresenti un nutrimento emotivo per il bambino perché richiama l’allattamento, o meglio, quel legame simbiotico che caratterizza madre e neonato. L’allattamento, infatti, non è solo una questione di nutrimento, è attaccamento sano, è una fase fondamentale per porre delle basi solide alla “struttura emotiva” di nostro figlio o di nostra figlia. Non è un caso infatti che negli ultimi anni si sta assistendo ad una vera e propria campagna di sensibilizzazione a sostegno dell’allattamento.

Spesso, tra l’altro, di fronte ad un allattamento prolungato e senza intoppi il neonato rifiuta il ciuccio, questo perché  il ciuccio va a sostituire il seno materno e se si può avere la tetta perché accontentarsi?!

Noi mamme, però, sappiamo anche quanto a volte il ciuccio possa essere un “salvavita” e di fronte a questa situazione – parlo anche per esperienza personale –  occorre avere pazienza e aspettare la fase dello svezzamento. Nel momento in cui nostro figlio o nostra figlia proverà altre “soluzioni” per nutrirsi e dissetarsi, sarà maggiormente predisposto o predisposta ad accogliere il ciuccio.

… E poi ci ritroveremo qui alla ricerca di soluzioni per togliere il ciuccio senza traumi

Consigli per togliere il ciuccio

Molto spesso per togliere il ciuccio o anche liberarsi del pannolino, altro grande passo verso l’autonomia dei nostri piccoli,  capita di lasciarsi condizionare dagli eventi, come l’ingresso all’asilo o da altre circostanze particolari, ma diceva il saggio: “Ogni cosa ha il suo tempo”.

La cosa migliore da fare per affrontare al meglio questi importanti riti di passaggio è adattarsi ai tempi dei nostri bambini, perché l’abbandono del ciuccio è in realtà qualcosa che avviene naturalmente nel momento in cui il bambino o la bambina si sentirà pronta. Noi genitori dobbiamo solo accompagnarli e aiutarli a capire che quel momento è arrivato e loro sono pronti ad affrontarlo.

Per accompagnare nostro figlio o nostra figlia in questa fase possiamo percorrere due strade:

  • quella dell’abbandono graduale del ciuccio
  • o quella dello “scambio ragionevole”.

Togliere il ciuccio gradualmente

Iniziare a ridurre il tempo “insieme” al ciuccio, limitarne l’uso al momento del riposino e della nanna, può essere utile a valutare le reazioni del nostro bambino e ad abituarlo a farne a meno fino al punto in cui smetterà di chiederlo.

Il ciuccio in cambio di …

Quando il ciuccio rappresenta qualcosa di irrinunciabile per nostro figlio o nostra figlia (ecco Flavia!), allora bisogna barattare!

Bisogna pensare a qualcosa che permetta a nostro figlio o nostra figlia di staccarsi progressivamente dal ciuccio e che, al contempo, gli dia conforto e sia in grado di tranquillizzarlo/a.

I bambini maggiormente attaccati al ciuccio sono semplicemente dotati di una dose in più di sensibilità per cui, in questo caso, un altro importante aiuto arriva dalla narrativa. Se parlassimo a nostro figlio o nostra figlia di questo importante rito di passaggio con emozione al punto di celebrare questo suo diventare un po’ più grande renderemmo un po’ più dolce questa difficile separazione e magari potremmo riuscire a trasformare questo addio in un bel ricordo, nonostante tutto.

L’albero dei ciucci e lo gnomo dei ricordi

Picture © Credits to Masa Mesic

A proposito di narrativa e di “scambio ragionevole” c’è una tradizione danese che abbinata ad una tenera leggenda potrebbe proprio fare al caso nostro. Si tratta dell’Albero dei ciucci, ovvero un albero speciale i cui rami anziché ospitare frutti ospitano i ciucci dei bambini cresciuti. Recarsi all’albero dei ciucci in Danimarca – ma ho letto che questa tradizione si estende a tutta la Scandinavia e sta prendendo piede in tutta Europa –  è considerato un vero e proprio rito di passaggio, un appuntamento a cui non ci si può sottrarre prima dell’ingresso alla scuola materna. Il percorso di preparazione al distacco dal ciuccio vede una formidabile cooperazione tra famiglie e insegnanti che al compimento dei 3 anni accompagnano i bambini all’albero dei ciucci per affidargli questo “caro amico” e diventare bimbi grandi.

Per rendere ancora più gradevole questa delicata fase dell’abbandono del ciuccio possiamo raccontare la storia dello Gnomo dei ricordi.

Lo Gnomo dei ricordi è un esserino paffutello, con una folta barba bionda da cui spunta un piccolo naso all’insù tra i suoi grandi occhi verdi. Sul capo ha un buffo cappello a punta arancione – sembra una carota – e chi ha avuto la fortuna di incontrarlo racconta che non esce mai senza il suo coloratissimo panciotto a quadri. Questo gnomo vive sull’albero dei ciucci, ma la sua casetta è invisibile ai nostri occhi, per vederla bisogna imparare a guardare con gli occhi del cuore. Qualcuno ci è riuscito e mi ha raccontato che lo gnomo dei ricordi si chiama Thomas è simpatico, dolce, ma anche tanto tanto timido, così timido che ha imparato a nascondersi molto bene. 

Thomas è uno gnomo molto speciale, perché ha il compito di custodire tutti i ricordi dei bambini piccoli piccoli. 

Sai dove si conservano i ricordi dei bambini piccoli piccoli? Nei loro ciucci. 

Quando si diventa bimbi grandi si può portare il ciuccio all’albero dei ciucci, basta appenderlo ad un suo ramo e lo Gnomo dei ricordi se ne prenderà cura per sempre. 

Non è finita qui. Lo Gnomo, per ringraziare i bimbi della fiducia che gli hanno dimostrato, quella stessa notte lascerà un regalo accanto al loro lettino con una letterina. 

Bella vera? Non è tutta farina del mio sacco, devo ringraziare la logopedista Laura Cerminara per avermi ispirata attraverso il suo blog.

Per rendere il tutto un po’ più reale, ho realizzato anche la Letterina dello gnomo da lasciare accanto al regalino, se ti fa piacere puoi scaricarla cliccando sul link.

Se l’idea ti piace, ma non sai dove trovare un albero dei ciucci ti consiglio di consultare Google perché questa tradizione danese sta spopolando anche in Italia e magari non troppo lontano da voi c’è un albero dei ciucci che potreste raggiungere approfittando dell’occasione per fare anche una gita fuori porta tutta la famiglia. Questo addio così sarà un bel ricordo per tutti.

Se, invece, vuoi escludere l’albero dei ciucci puoi adattare la storia dello Gnomo dei ricordi ispirandoti alla Fatina dei denti: la fatidica sera dell’addio potreste lasciare il ciuccio sotto il cuscino o accanto alla finestra e al risveglio al posto del ciuccio far trovare un regalino al tuo bambino o alla tua bambina con la letterina che ho preparato per te da parte dello Gnomo dei ricordi, ti lascio il pdf scaricabile:

Lettera dello Gnomo dei Ricordi senza albero dei ciucci

 

Io per ora sto tastando il terreno. Ho parlato a Flavia di questo gnomo speciale, ma per ora appena non trova il ciuccio piange perché crede che lo abbia preso lo gnomo. Insomma, qualcosa è andato storto, ma rimedieremo a breve. Ho pensato di donare un albero dei ciucci al suo pediatra Carlo, in questo modo lei fisserà un luogo in cui bisogna portare il ciuccio per affidarlo allo gnomo e tante altre mamme con i loro bambini potranno conoscere questa bella storia per affrontare l’abbandono del ciuccio e fare lo stesso.

Se ti piacerebbe fare lo stesso io ho acquistato un albero portagioie di legno su Amazon che si presta benissimo a questa iniziativa fantasiosa; un’altra alternativa carina è l’albero di Pasqua o un vero e proprio albero da destinare a questo nobile scopo.

 

Ti lascio un forte abbraccio e buona fortuna!!!

 

PS. Incrocio le dita per te, ma tu incrociale per me che ne ho bisogno, anzi, se hai altri consigli lascia pure un commento sarà utile a me e a tante altre mamme, ne sono sicura. H E L P!

 

 

 

 

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