Babywearing: vantaggi e benefici del portare

Tabella dei Contenuti
5
(4)

Io sono una mamma “ad alto contatto” e il babywearing è proprio questo, ma con “strumenti” che lo facilitano.
Per nove mesi ho desiderato abbracciare mia figlia e da quando è nata non perdo mai occasione per stringerla forte a me. Sento che è un bisogno reciproco e l’ho sempre fatto, nonostante critiche e avvertimenti vari sul tanto temuto “vizio delle braccia”.

Certo, ad averla conosciuta prima Licia!
Mi sarei evitata un braccio sinistro da culturista e probabilmente ne avrebbe giovato anche la mia povera postura. Come neomamma, infatti, mi sono inventata i trucchi più fantasiosi per fare tutto con una sola mano tenendo mia figlia in braccio. Non conoscevo il babywearing e i supporti che propone, assecondavo semplicemente il nostro bisogno di contatto. 

Per evitare che altre neo mamme si trovino nella  mia stessa condizione, ho chiesto a Licia di “parlarci” meglio del babywearing, così da avere il suo supporto per qualsiasi altro tipo di informazione.

Insomma, se sei una mamma che ama avvolgere il suo bimbo tra le braccia, questo articolo fa per te!

Cosa significa Babywearing

Letteramente babywearing significa “indossare il bambino”, meglio tradotto in italiano come “portare il bambino addosso”. In realtà, tutte le mamme portano il loro bimbo addosso, ma molte di loro usano le braccia. Portare significa proprio questo: abbracciare e stare a contatto con il proprio bimbo

In Italia e nel mondo esistono vari strumenti come fasce e marsupi che rendono questa pratica meno faticosa e più comoda e rivolgersi ad una consulente di babywearing può aiutare a scegliere il modello più adatto alle nostre esigenze, così da evitare delusioni e uno spreco di soldini. 

I benefici del babywearing sono confermati dalla Scienza

Ph: Canva

Il babywearing privilegia il contatto tra mamma e figlio (ma anche tra papà e figlio) e il contatto ha un potere noto non solo nel cuore di ogni genitore, ma anche alla scienza.

Il contatto favorisce il rilascio di ossitocina ed endorfine migliorando l’umore; favorisce l’allattamento e ridurebbe anche le tanto temute colichette. Già nel 1986, la rivista “Pediatrics” pubblicò un articolo in cui si dimostrava come i bambini portati in fascia piangano circa la metà rispetto ai bambini non portati.

A questo potremmo aggiungere anche gli studi sull’efficacia della Kangaroo Mother Care, che prevede il contatto pelle a pelle come protocollo di cura per i bambini prematuri.

Infine, anche la psicologia supporta la pratica del portare, perché il contatto contribuisce a fare in modo che il genitore sia per il bambino una base sicura da cui trarre nutrimento fisico ed emotivo per prepararsi ad esplorare il mondo. 

Babywearing: portare è un bisogno naturale, non un vizio! 

Portare, anche semplicemente in braccio, il proprio bambino è naturale. Studiando le nostre origini filogenetiche ed evidenze neurofisiologiche, come alcuni riflessi presenti nel neonato e la forma delle gambine, si evidenzia come i bambini siano fatti per essere portati.

A dirla tutta, sono da ritenersi “innaturali”, seppur pratici e necessari considerando altri aspetti, la culletta, la sdraietta, il box, il lettino, il trio ecc. che siamo soliti comprare quanto è in arrivo un bebè. Questo corredo impone al bambino un notevole sforzo di adattamento ad una condizione per lui innaturale.

Quindi: mamme, papà, nonni e nonne! Al contrario di quanto era pensiero comune fino a poco tempo fa, le nuove evidenze scientifiche ci rassicurano sul fatto che portare in fascia, nel marsupio o semplicemente in braccio i nostri figli non li vizi, ma, anzi, risponda ad un loro bisogno primitivo. 

Non solo coccole, il Babywearing è anche praticità e libertà

Il babywearing è associato spesso allo slogan: “Mamma, hai bisogno di una mano? Con la fascia te ne posso dare due!”.

Nulla di più vero!

Molte mamme si avvicinano a questo mondo proprio perché ci dona la comodità di avere entrambe le mani libere. Babywearing, infatti, è anche sinonimo di libertà: salire e scendere dai mezzi pubblici, svolgere commissioni; fare delle gite; ripararsi dalla pioggia e dal freddo; sono tante le situazioni che si possono affrontare in modo pratico e comodo: portando addosso nostro figlio. Pensateci: niente passeggino da chiudere, riaprire, spostare, sollevare, coprire ecc.  Il babywearing semplifica la vita di noi mamme o addirittura permette di cose che altrimenti dovremmo precluderci. Tutto quello che serve, è il giusto supporto. 

Babywearing: stimoli a misura di bambino

Molti genitori si chiedono se, tenuto in fascia, un bambino non sia sottostimolato. La risposta è: “assolutamente no”. Il Babywearing è un percorso a misura di bambino: 

  • Portato davanti, petto a petto, il neonato sente il profumo della mamma, ascolta il suo cuore, esattamente come quando era nella pancia, e si trova alla giusta distanza per mettere a fuoco il suo viso;
  • Portato sul fianco, quando comincia a volersi guardare attorno e scoprire il mondo, il bambino può osservare ciò che lo circonda, senza perdere quel senso di protezione che gli offre lo stretto contatto con la mamma. Questo lo rende anche più tranquillo e permette alla mamma di svolgere con serenità le sue azioni. 
  • Portato sulla schiena, il bambino, ormai cresciuto e sicuro che la mamma c’è, non ha più bisogno di vedere il suo viso per sentirsi sereno, è pronto a curiosare ed imparare cose nuove attraverso quello che fa la mamma, osservandola oltre la spalla.

Quando un bisogno emotivo o fisico non è rispettato, può accadere che il bambino dimostri di non voler essere portato. In questo caso, bisogna sempre chiedersi: “a mio figlio non piace la fascia o non piace il modo in cui gliela sto proponendo?“.

Se ti trovi in questa circostanza e hai bisogno di aiuto, contattami pure e insieme troveremo il modo giusto per godervi questa occasione irrinunciabile di contatto e di crescita.  

Babywearing: come si porta?

Come abbiamo visto, portare è una soluzione che cresce e si evolve a seconda dei bisogni di mamma e bambino, accompagnando le necessità, lo sviluppo fisico ed emotivo di entrambi.

I supporti e le soluzioni che offre il mercato sono innumerevoli: da marsupi a fasce rigide o elastiche, passando per mei-tai e onbuhimo e, anche dal punto di vista economico, i costi possono variare sensibilmente a seconda del supporto. 

Orientarsi non è semplice, specie quando si tratta di sicurezza ed ergonomia, le sfaccettature da tenere in considerazione sono davvero molteplici e a questo proposito, una consulente di babywearing può aiutare ad individurare il supporto che risponda al meglio alle esigenze del bambino e della mamma.  

Ergonomia e Babywearing

Nel primo anno di vita i bambini vivono una profonda evoluzione psicofisica e con il babywearing bisogna assecondare questo importante cambiamento senza forzature, dunque, un supporto è ergonomico se:

  • si adatta al bambino (e non viceversa);
  • sostiene le diverse parti del corpo rispettandone la fisiologia;
  • assicura comodità anche a chi lo indossa.

L’ergonomia di un supporto è importante perché:

  • non deve forzare il bambino in posizioni innaturali;
  • deve favorire il corretto sviluppo psicofisico;
  • deve assicurare la massima comodità al bambino e alla mamma (o al papà).

Tuttavia, un supporto ergonomico per un bimbo di pochi mesi, non è detto che lo sia per un bambino di 9 mesi;

A questo proposito, soffermiamoci su tre aspetti in particolare:

  • Posizione a “M” delle gambe del neonato, ovvero con le ginocchia più alte del culetto,  questa posizione garantisce un corretto sviluppo dell’anca; 
  • Schiena a “C”; durante il primo anno di vita, il bimbo passa da una totale assenza di tonicità al pieno controllo del tronco e, quindi, è importante che il supporto sia in grado di accompagnare questo cambiamento, senza imporre posizioni che per il bimbo risulterebbero innaturali. Quando la schiena del piccolo è curva, ricordando una “C”, è necessario scegliere un supporto che garantisca una grande flessibilità
  • Testa e collo del bambino, quando non c’è ancora una capacità di controllo del collo, è necessario che collo e testa siano ben sostenuti per garantire al bambino di respirare correttamente. Per assicurarsi che il supporto scelto sia sufficientemente stretto per offrire il giusto sostegno a collo e testa del piccolo è fondamentale che tra mamma e bebè passi appena una mano aperta e non un pugno. 

 

Come portare? Come e quanto stringere? Sul babywearing c’è ancora tanto da scoprire e a questo proposito ti consiglio di seguire la pagina di Licia o di affidarti ad una consulente esperta per scegliere la soluzione più adatta alle tue esigenze.

Hai trovato interessante questo articolo?

Average rating 5 / 5. Voti 4

Nessun voto per ora. Vuoi essere il primo?

We are sorry that this post was not useful for you!

Let us improve this post!

Tell us how we can improve this post?

Condividi l'articolo su
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Licia Toscano

Diventa mamma di una bellissima bimba nel 2019, ma si è avvicinata al mondo del Babywearing già da tempo. La maternità, però, le ha permesso di “testare” quanto il babywearing potesse essere non solo un valido alleato nella vita di tutti i giorni, ma anche un’esperienza di amore, condivisione e crescita.
Questa passione ben presto diventa professione, grazie al percorso di formazione presso la Scuola del Portare. Tra il 2020 e il 2021 diventa a tutti gli effetti una consulente del portare®️.
Crede fortemente che il contatto sia uno strumento per “migliorare il mondo, un bambino alla volta”, ma per riuscire in questa “impresa” le prime persone ad essere coccolate e mai giudicate devono essere le mamme ed i papà.

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti